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  • LA MENTALITÀ PER FARE IL FOTOGRAFO E NON SOLO…

    Quante cose ho imparato conoscendo Luciana Do Carmo L’articolo di mindset doveva arrivare prima o poi ma del resto lo sai anche tu: è alla base di tutto avere la giusta mentalità per ottenere i tuoi obiettivi e per posizionare l’accento su alcuni punti, ti voglio raccontare un incontro importantissimo che ho fatto. Luciana Do Carmo se non la conosci è una campionessa di pallavolo, nata in Brasile e approdata in Italia per la sua attività agonistica, ha giocato nelle più importanti squadre d’Europa. La sua storia non voglio raccontartela qui altrimenti dovrei scrivere un romanzo ma ti invito a cercarla. Oggi la sua attività è quella di coach, aiuta tantissimi sportivi e non a raggiungere i loro obiettivi, a credere in se stessi e a non fermarsi mai di fronte alle difficoltà e posso garantirti che se è arrivata a collezionare un numero infinito di successi è solo grazie alla sua determinazione e forza di volontà. In questo articolo voglio raccontarti del nostro incontro, quanto è stato importante per me e quanto la mentalità influisca sui risultati che ottieni. Ritratto fotografico di Luciana Do Carmo - Ph. Gianluca Minchillo Il nostro incontro e la sua mentalità vincente Ci conosciamo da tantissimi anni ma il nostro vero e primo incontro avvenne nel 2020 poco prima che tutta Italia si chiudesse in casa per l’emergenza Covid. Venne da me per farsi fotografare e fu una giornata bellissima, ci fu molta sintonia, qualcosa che accade davvero raramente. Non mi sembrava vero che la stessi fotografando ma la cosa ancor più sorprendente è che fossimo allineati totalmente su molti pensieri della vita. Avevamo avuto percorsi completamente diversi eppure ci accomunava una cosa: la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi. Certo, lei in quanto a mentalità vincente mi batte a mani basse, gioca proprio su un altro campionato ma da lei ho imparato tantissimo e soprattutto da quell’incontro in poi ho cominciato a credere in ciò che volevo fare senza pensare minimamente di non farcela. Spesso si pensa ai piani B, a cosa fare nel caso quella determinata cosa non vada bene…no! Deve andare bene per forza, non ci sono alternative e non ci si deve dare pace finché questo non avviene. Ti racconto una piccola curiosità: quel giorno avevo fatto il tiramisù, non ricordo se fosse stata una coincidenza o se l’avessi preparato per lei ma ne fu talmente estasiata che ancora oggi quando ci vediamo sono praticamente obbligato a farglielo, ammetto che il mio tiramisù è veramente buono. Cosa limita la tua evoluzione e come avere la giusta mentalità per fare il fotografo Non ce ne rendiamo conto, ma i maggiori ostacoli nella vita arrivano proprio da noi . Spesso si sente dire:” Tu sei il peggior nemico di te stesso”, purtroppo è vero. A volte la poca autostima, le difficoltà che inevitabilmente si presentano, qualcuno vicino che ci spinge verso altre direzioni, i risultati che non arrivano, ci portano ad innescare una serie di pensieri che iniziano a farsi sempre più grandi dentro di noi e più crescono più diventano veri, credibili e finiamo per abbandonare un sogno, un desiderio, un obiettivo. Non farlo! Pensa sempre che non esistono alternative, pensa a Luciana Do Carmo che pur nascendo in uno dei paesi più poveri al mondo è arrivata in serie A e in nazionale di pallavolo. Facile dire che devi credere in te stesso, oppure che ce la farai… il problema è che se non ci credi tu per primo non potrà mai crederci nessun altro . Quando ho cominciato a muovere i primi passi da fotografo, spesso uscivo a fare delle sessioni fotografiche con un mio caro amico, all’epoca ne sapeva più di me ma non ha mai creduto che la fotografia potesse cambiargli la vita, che anche se non era bravo avrebbe potuto diventarlo e si boicottava da solo. Ricordo che all’inizio cercavo di fotografare chiunque, passavo le giornate a chiedere alle persone che mi ispiravano di farsi fotografare da me, lui no: faceva si e no un servizio fotografico all’anno per poi buttarsi giù di morale e far passare un altro anno. Conclusioni Ora voglio citarti una frase di Bruno Munari che mi è sempre piaciuta e che mi è rimasta impressa quando un mio insegnante alla Scuola Italiana Design me la disse: ” Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io, significa che lo sa rifare anche lui, altrimenti lo avrebbe già fatto ”. Bellissima vero? Chissà quante volte te lo sei sentito dire o magari lo hai pensato. Devi credere sempre in ciò che vuoi, nei tuoi obiettivi, nei tuoi sogni e desideri. E quando pensi cose tipo: vorrei essere li, vorrei farlo anch’io sono soltanto scuse, alibi che ti crei per non aver avuto il coraggio di essere li veramente e di non aver fatto anche tu la stessa cosa . La mentalità giusta per fare il fotografo e tantissime altre cose nella vita è fare, è azione, il solo pensiero non è sufficiente .

  • IL POTERE DELLA LUCE IN FOTOGRAFIA

    Inizia a domarla per non essere domato Si dice che un fotografo sia un pittore che dipinge con la luce , siete d’accordo? Personalmente si anche se la frase è molto romantica per capire esattamente cosa significhi. Indipendentemente dal genere fotografico, la luce è un elemento fondamentale in una fotografia ma queste sono cose che si sanno, vi siete mai chiesti perchè? Perchè la luce ha così importanza? Ora vediamo di scoprirlo. Se vogliamo, la luce è esattamente l’opposto del buio, senza luce ogni cosa non sarebbe visibile, quindi la fotografia sarebbe solo un rettangolo nero. Fin qui è chiaro che la luce serva ad illuminare. Sicuramente ma questo è solo ciò che appare in superficie. Qui prenderò in prestito una frase del mio “faro”, di colui che ha letteralmente illuminato il mio percorso fotografico, Toni Thorimbert: “ La luce non serve per illuminare, serve per raccontare ”. Che meraviglia, una frase bellissima e legata a un workshop che ho avuto il piacere di fare one to one con lui. Come la luce può cambiare una fotografia Ma cosa significa questa cosa? Che si stia facendo un ritratto, uno still life, un interno o un paesaggio la luce racconta una suggestione. Prendiamo ad esempio un paesaggio di montagna, fotografarlo a mezzogiorno col sole splendente non sarà come al tramonto, così come di notte quando le stelle saranno visibili, il paesaggio sarà lo stesso ma la luce ne avrà raccontato 3 versioni diverse e se vogliamo per restituire un paesaggio meditativo, dove i pensieri si fanno più profondi viene da se che l’immagine più coerente sarà quella notturna. Questo accade anche per altri generi fotografici, che si tratti di luce naturale o artificiale abbiamo infinite possibilità di racconto, è come per uno scrittore avere a disposizione tutte le parole della propria lingua, sceglierà quali usare in base al tipo di romanzo che vuole scrivere: un libro per bambini non avrà le stesse parole di un giallo. L'enorme potere della luce in fotografia Spesso nell’epoca moderna in cui la fotografia è diventata “semplice” ed accessibile a tutti vediamo “racconti scritti con parole sbagliate, fiabe per bambini scritti con parole cruente”. Questo nel ritratto trova veramente un’infinità di possibilità e si sa: più le possibilità aumentano, più è come se diminuissero perchè scegliere tra 5 alternative è facile, farlo tra 5 milioni è praticamente impossibile. Quindi come fare per riuscire a domare la luce e non essere domati da lei ? Il mio suggerimento è quello di pensare a cosa si vuole raccontare, nel caso del ritratto qual’è il racconto della persona che si vuole dare, pensare a degli aggettivi che la contraddistinguono o che noi vediamo in lei e a come la luce possa raccontarli. Per fare un esempio se stiamo fotografando una persona che ci sta trasmettendo felicità non sceglieremo una luce cupa, di trequarti o un controluce, sceglieremo una luce diretta che illumini bene il suo volto e che lo renda radioso. Conclusioni Lo so a cosa stai pensando, non è facile. Niente è semplice e direi che nella vita le cose più belle sono anche le più difficili , quelle che danno maggior soddisfazione ci costano più fatica. Sicuramente dovrai allenarti molto ma del resto anche i più bravi atleti si allenano duramente ogni giorno e per parecchie ore al giorno. Quando però vedrai che la luce racconta ciò che vuoi raccontare come un romanzo scritto con le parole giuste, sentirai una sensazione di armonia, tutto sarà in ordine e al posto giusto. Capirai anche che prima scattavi delle fotografie usando la luce in modo approssimativo, casuale, finalmente avrai in mano gli strumenti che contano davvero e la cosa bella è che in fondo li hai sempre avuti ma ignoravi come usarli. La luce ha un potere enorme , è un peccato sfruttarlo parzialmente, in fondo se un fotografo è un pittore che dipinge con la luce, perchè smentire queste bellissime parole.

  • ISPIRAZIONI: i miei maestri fotografi

    I miei maestri fotografi: Giovanni Gastel e Toni Thorimbert Chiunque ha dei riferimenti, dei maestri, qualcuno che ha tracciato la via da percorrere, questo accade in ogni ambito professionale e nel mio caso, parlando di fotografia, coloro che mi hanno fatto fare una svolta a trecentosessanta gradi sono Giovanni Gastel e Toni Thorimbert . Mi piace pensare alla parola Ispir-azioni . Credo che ogni ispirazione, ogni insegnamento e studio non valgano nulla se non si mettano poi in pratica. Ecco perchè da un pensiero deve poi arrivare un’azione. Questo articolo è per me ancora più denso di emozione perchè ricordo com’ero prima di conoscere il loro percorso lavorativo, i loro insegnamenti e penso a quanto sono cambiato dopo averli “scoperti”. Era un periodo difficile, il 2020 era iniziato da poco e senza rendercene conto tutto il mondo si era fermato, le nostre vite erano cambiate radicalmente quasi da un giorno per l’altro, la cosa che più terrorizzava era come sempre l’incertezza, ne saremo usciti? Quando e come? Stavo muovevo i primi passi come fotografo professionista ma conoscevo davvero molto poco di questo magico mondo. Grazie al format di Aspiranti fotografi “Convivium” iniziai a conoscere vari fotografi professionisti di altissimo livello tra cui appunto Giovanni Gastel e Toni Thorimbert. Giovanni Gastel e Toni Thorimnert - Ph. Greta Gandini Giovanni Gastel Di Gastel me ne innamorai subito, le sue fotografie erano uniche, talmente distinguibili che hanno consacrato Gastel come uno dei fotografi più bravi del nostro tempo. Ma la cosa che mi affascinò era la sua innata eleganza, la gentilezza con cui si poneva nei confronti di chiunque, la semplicità e la totale assenza di vergogna nel mostrare le sue debolezze. Con la fotografia era riuscito a creare un mondo parallelo, fatto di bellezza, gentilezza, rispetto e divertimento, un mondo che non esisteva al di fuori del suo studio. Era cresciuto in una famiglia borghese e la sua cultura sconfinata si vedeva in ogni sua fotografia, i richiami con la storia dell’arte sono evidenti, sapeva cos’è la bellezza, sapeva definirla e raccontarla: “ La bellezza è data da quei piccoli difetti che ti rendono unico ”. Condividevo ogni suo pensiero, era come se sapesse dire perfettamente tutto ciò che avevo sempre pensato. Di insegnamenti ne ho appresi tanti, mi sono studiato ogni sua intervista e contenuto video su Youtube, a volte guardandoli a ripetizione. Un’altra cosa che diceva sempre è che la ripetitività dell’errore crea lo stile , meraviglioso! In un presente segnato da un’idea malsana di perfezione, dove l’intelligenza artificiale si sta facendo largo sempre di più, cosa c’è di più bello nel sentire un Maestro come lui dire una frase del genere? Purtroppo non sono mai riuscito a conoscerlo di persona, il covid se l’è portato via il 13 marzo 2021 ma non smetterò mai di provare gratitudine per tutto ciò che indirettamente mi ha insegnato e ci ha lasciato. Toni Thorimbert Un altro gigante della fotografia è Toni Thorimbert , malgrado fossero praticamente coetanei e avessero vissuto la stessa epoca, lavorando entrambi nella moda e col ritratto per varie riviste, credo non possano essere più diversi. Anche da Toni rimasi colpito, sicuramente entra molto più a gamba tesa su certi argomenti e ha un approccio molto più “ruspante” ma entrambi non parlavano mai di tecnica, di macchine fotografiche o di obiettivi, parlavano di fotografia, di vita, di quanto possa aver valore questo bellissimo mestiere. Con Toni feci un primo workshop “One shot” che fu davvero un’esperienza unica e trasformativa, rimasi così colpito che per un po’ dovetti prendermi del tempo per metabolizzare quanto vissuto in quel giorno. In seguito feci una lettura portfolio e un corso One to one sulla luce in studio da lui a Milano. Che dire, avete presente quando mettete un capo d’abbigliamento bianco in lavatrice con qualcosa di rosso? Ecco io sono uscito totalmente nuovo, strapazzato al punto giusto e con un colore che non era più il bianco, non era nemmeno il rosso, era un colore mio . Sarebbe troppo lungo raccontare tutto nel dettaglio, anche perchè non voglio togliere la sorpresa a chi deciderà di intraprendere un percorso con lui, che consiglio a tutte quelle persone che vogliono mettere l’anima nella fotografia. Dico solo una frase che è la frase con cui Toni racconta la sua scuola di fotografia, ogni volta che la penso mi vengono i brividi: “ Io non insegno fotografia, uso la fotografia per promuovere l’unica vera necessità di ogni artista: accettare sé stesso ”.

  • I MONDI PARALLELI DELLA FOTOGRAFIA

    L’enorme potere che ha la fotografia Vi avverto subito: questo articolo sarà una linea di demarcazione tra il prima e il dopo, probabilmente nessuno prima ha mai parlato di mondi paralleli in fotografia , nessuno vi ha mai svelato cosa siano e nessuno vi ha fatto capire l’enorme potere che questo mezzo ha. Da sempre la fotografia ha assunto vari significati personali e di massa, più o meno introspettivi: è un mezzo di comunicazione, è un linguaggio, è una macchina del tempo in grado di imprimere dei ricordi che altrimenti con il tempo andrebbero perduti, unisce e sicuramente emoziona. Sa emozionare chi la fa e chi si ritrova dentro l’immagine . Tutti questi aspetti sono sacrosanti ma esiste un’altra chiave di lettura di cui non ho mai sentito parlare e molto probabilmente nemmeno voi fino ad ora: i mondi paralleli della fotografia . Raf in concerto al Mirano Summer Festival 2024 Cosa intendo per mondi paralleli della fotografia? Ora voglio rivolgermi a te che stai leggendo in prima persona: se stai leggendo questo articolo o pratichi la fotografia per mestiere o per hobby e questa cosa ci accomuna ma siamo comunque due persone diverse, probabilmente abbiamo altre cose in comune ma sicuramente ne abbiamo altre ben distinte. La mia passione più grande ad esempio è la musica, subito dopo metterei l’enogastronomia. Tu magari hai la passione degli animali, di uno sport in particolare e potrei continuare all’infinito con gli esempi ma credo mi abbia capito. La fotografia come ho scritto sopra ha molto valore (se si sa riconoscerlo e non si “spreca”), di questo ne ho parlato in modo approfondito in altri articoli e cresce in modo esponenziale se abbraccia un altro mondo, un’altra tua passione . In poche parole è come sommare due passioni, non può che uscirne una esplosiva. Le passioni vanno abbracciate Mi spiego meglio: tante persone mi raccontano della loro passione nel fotografare, appena domando cosa fotografano mi guardano con gli occhi persi nel vuoto come se cercassero la risposta corretta o peggio ancora, come se non sapessero cosa fotografano, una cosa vale l’altra perchè tanto ciò che piace è l’atto del fotografare. Capisci che è come avere una Ferrari e usarla per andare a fare la spesa? Con la fotografia hai l’opportunità di entrare dentro un mondo che ti appassiona e che probabilmente hai sempre visto da lontano o per cui hai dovuto investire parecchi soldi per potervi entrare. Ora hai la possibilità di entrarci gratuitamente e magari guadagnarci. Non la trovi una cosa a dir poco esaltante? Quando ho capito questa cosa ero incredulo ed euforico, mi è sempre piaciuto il mondo dell’alta cucina e grazie alla fotografia ho potuto assaggiare dei piatti in un ristorante stellato che ho prima fotografato e poi degustato, senza spendere un solo euro ma guadagnandoci pure. Ecco che improvvisamente arriva il plus, la fotografia ti può far accedere a quei mondi che hai sempre visto da lontano , che hai sempre pensato non fossero raggiungibili se non come puro hobby. Conclusioni Come ti dicevo la mia più grande passione è la musica, quando ho fotografato delle cantanti sono sempre stato felice perchè parlavamo la stessa lingua, aver avuto o meglio essermi creato l’opportunità di fotografare dei concerti è stata un’esperienza magnifica . E voglio sottolineare questa cosa: essermi creato l’opportunità di… , si perchè solo tu sai cosa ti appassiona e ti rende felice, nessuno verrà a bussare alla tua porta e se accade non è detto che quella cosa rappresenti ciò che più ti coinvolge, devi presentarti tu davanti alla porta che ti interessa, suonare il campanello e se non ti apre nessuno insistere, proverai con un’altra porta e un’altra ancora, ciò che conta è cosa ti fa stare bene, cosa vuoi fare e il risultato che otterrai . Posso garantirti che con pazienza e determinazione quel risultato arriverà, parlo per esperienza personale. Ecco che la fotografia diventa un mezzo potentissimo in grado di portarti dentro qualcosa che non credevi possibile, ecco che hai creato un’energia incredibile che ti farà fare un salto di qualità enorme perchè non sarà più un hobby tra i tanti, sarà l’incontro di questi. Ecco che i tuoi mondi paralleli, si sono incontrati .

  • FAI SEMPRE LA TUA FOTOGRAFIA

    Quando ho fatto la mia fotografia a Nicol Angelozzi Un’esperienza appena vissuta mi ha fatto pensare a un aspetto fondamentale della fotografia, indipendentemente dal genere fotografico a cui ci si sta approcciando, cosa realmente ti fa scoppiare di gioia quando vedi il risultato? Rispondendo di getto si potrebbe dire l’estetica, se una fotografia è fatta bene tecnicamente, risulta bella ai nostri occhi e per il nostro gusto, siamo contenti. Non posso negare che una parte di questo sia vero e riguarda tutti ma chi mi conosce sa che non sono proprio fatto per fermarmi al primo pensiero. Potremmo aggiungere che se piace ad altre persone e magari alla persona interessata nel caso di un ritratto, la nostra soddisfazione aumenta. Indubbiamente ma facciamo ancora uno sforzo: potrebbe procurarci piacere se comunica qualcosa, un’emozione, se racconta un fatto, un evento o uno stato d’animo. Qui stiamo davvero aggiungendo carne al fuoco e se arriviamo a fare questo posso assicurarti che la gioia che proverai nel vedere la foto finale sarà molta. La finiamo qui? Siamo davvero felici e soddisfatti così? Accontentarmi per fortuna o purtroppo non fa parte del mio universo. Dovrai leggere l’articolo fino alla fine per capire cosa personalmente mi fa provare quel brivido indescrivibile quando sento di aver centrato il bersaglio. Portrait Nicol Angelozzi Il nostro incontro Era un giorno di inizio Marzo, il cielo ancora denso di nubi stava salutando il temporale che aveva avvolto le strade di Roma, il sole stava prendendo coraggio e alle ore 15 nella meravigliosa cartolina della terrazza del Pincio aspetto Nicol, che arriva dalla parte opposta accompagnata dalle musiche di Frank Sinatra che un ragazzo munito di amplificatore e microfono, stava cantando. Ci iniziamo a conoscere e come sempre faccio prima di fare un ritratto, parlo e faccio raccontare qualcosa di se, chiedendo le curiosità che ho di quella persona, senza essermi preparato nulla e vivendo totalmente il presente, racconto qualcosa di me e del mio modo di vedere la fotografia. Quando capisco che è il momento, tiro fuori la macchina fotografica e inizio a scattare, immediatamente cambia espressione ed entra nella parte della modella/attrice, bravissima, solare, simpaticissima, ironica, una gioia per chiunque la possa incontrare e fotografare, dentro di me però provo un piacere spaccato a metà, sentivo che stavo facendo delle bellissime foto, lo scenario era magico, lei superlativa ma io cosa stavo facendo? Mi stavo semplicemente limitando a cogliere i momenti migliori, le inquadrature migliori, avevo dentro di me la sensazione che quelle foto sarebbero venute fuori allo stesso modo indipendentemente da chi ci fosse stato li di fronte a lei. Lei era così con chiunque le puntasse una fotocamera davanti agli occhi. Ora è il momento per fare la tua fotografia Ci spostiamo e cerco di “guidare” lo shooting come faccio sempre, le lascio fare ciò che stava facendo, sapendo che al momento giusto avrei ruotato la clessidra, non avevo però idea di come farlo. Ci sediamo su una panchina uno di fronte all’altra e guardandola negli occhi le dico:” Sei davvero bravissima, quello che fai, come ti muovi, è tutto bellissimo e tu lo sai fare davvero bene… io però voglio vedere anche le ombre e non solo le luci ”. Improvvisamente mi guarda con aria incredula, emozionata e felicemente commossa, le lacrime le salgono agli occhi con una velocità che mi lasciano senza parole, capisco immediatamente che vuole “darmi” questo momento, questo lato di se, me lo ero guadagnato, lo avevo visto, avevo letto tra le righe, non le era mai successo prima, nonostante avesse fatto molti servizi fotografici. Scatto una sequenza di foto, poche, forse una decina. In quelle fotografie c’era il mio incontro con lei, c’era il mio, unico e personalissimo Ritratto . Conclusioni Cosa mi provoca un’emozione e una gioia immensi? Fare la mia fotografia, la mia e di nessun altro , raccontare qualcuno com’è indipendentemente da te stesso ho capito che è come vivere l’esperienza a metà, trovare il coraggio di fare la propria fotografia, metterci dentro qualcosa di se, del proprio modo di essere, della propria visione, significa esserci, guardare un ritratto e vedere anche po’ se stessi e questa cosa è unica. Ogni volta che mi trovo “ingabbiato” e percepisco che non sto riuscendo, ci penso, soffro un po’ e questo malessere mi da il coraggio di osare , mi fa passare la paura e il timore di fare o dire qualcosa che l’altra persona non si aspetta. Posso assicurarti che ogni volta che ho trovato questo coraggio, sono stato premiato e chi lo ha vissuto dall’atra parte mi ha ringraziato. E ora anche tu quando ti troverai in questa situazione penserai soltanto di fare la tua fotografia .

  • LA MAGIA DEL RED CARPET DELLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

    Il dietro le quinte della Mostra del Cinema di Venezia La Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia è uno degli eventi più attesi dell’anno, per un veneziano come me comunemente viene chiamata “La Mostra del Cinema”, sin da piccolo ho vissuto questa manifestazione come qualcosa di atteso, già a metà luglio al Lido di Venezia davanti al Palazzo del Cinema si cominciano a vedere i primi movimenti, gli operai iniziano a lavorare all’allestimento che ogni anno si arricchisce di novità e spazi da trasformare. Il Lido di Venezia per 265 giorni l’anno è un’isola tranquilla (fin troppo) chi ci abita può godere di ritmi lenti, silenzio e scenari naturalistici unici ma per 10 giorni diventa il centro del mondo. Dicevo che fin da piccolo vivevo questo evento con entusiasmo, le attese per vedere dei personaggi popolari erano lunghe e la soddisfazione che ricevevo nel portare a casa un autografo era enorme, mi dava un senso di conquista, certo non avrei mai immaginato che un giorno sarei arrivato addirittura dentro al famoso tappeto rosso in veste di fotografo. Quando ricevetti la proposta di fotografare il Red Carpet per Rolling Stone Italia ho provato un senso di gioia, incredulità e ansia, mi domandavo se sarei stato all’altezza, cosa avrei dovuto fare, era un’esperienza nuova ma ero così felice che quasi non mi sembrava vero stesse accadendo a me. Il giorno più bello Ma arriviamo al giorno X, il giorno in cui quest’avventura sta per cominciare, l’attesa è finita e i riflettori del mondo si accendono sulla Mostra del Cinema di Venezia . Noi fotografi abbiamo un pass che ci consente di andare quasi ovunque, possiamo entrare all’hotel Excellsior, al palazzo del Casinò dove abbiamo delle aree dedicate a dei servizi per noi, alla sala stampa a alle aree del Photocall ma non possiamo accedere alle sale dove vengono proiettati i film. Per il Red Carpet invece ogni giorno va fatta richiesta di un pass per il giorno successivo. Mediamente ci sono 3 Red Carpet al giorno e quello di punta molto spesso è quello delle ore 19. Salire sul Red Carpet e posizionarsi nelle nostre postazioni (rigorosamente vestiti di nero perchè essendo posizionati da entrambi i lati del tappeto rosso, le foto verrebbero malissimo se componessimo una tavolozza multicolore) dà un’emozione particolare, fuori c’è una folla che attende di vedere i loro attori preferiti e noi abbiamo l’assoluto privilegio di poterli davvero vedere da vicino, fotografare e chi riesce ad urlare, anche a parlarci. Durante la passerella l’imbarazzo e il timore iniziali spariscono subito, ci si sente immediatamente parte di qualcosa di grande e tutti con un obiettivo comune, noi fotografi siamo tanti (circa 300) questo numero scende a seconda degli anni e dei giorni ma è davvero bello poter conoscere dei colleghi, confrontarsi, divertirsi e condividere queste bellissime emozioni. Quando inizia sembra che durerà tantissimo visti i ritmi da sostenere, poi al decimo giorno quando arriva il momento dei saluti sembra appena iniziato e si comincia subito a pensare ai prossimi eventi, anche perchè quando si accendono le luci è difficile spegnerle . Conclusioni In questi anni ho avuto la fortuna e il privilegio di fotografare e vedere da vicino star come Brad Pitt, Penelope Cruz, Woody Allen, Cate Blanchett, Patrick Dempsey, Colin Farrell, Harry Style, Timothée Chalamet, Tilda Swinton, Adam Driver, Julianne Moore, Jessica Castain e davvero moltissimi altri, l’elenco è davvero lungo. Ho citato solo le star internazionali a cui ho fatto le foto più significative per me. L’emozione più grande credo di averla provata quando riuscii ad entrare al Photocall con Penelope Cruz , saremmo stati una ventina di fotografi, che hanno avuto il privilegio di fotografarla da vicino e lei era li per noi, in una stanza allestita appositamente per questa funzione. Dentro di me non avevo parole ma solo una gioia immensa nel fare un lavoro che in tantissimi momenti e in quello particolarmente, è davvero il lavoro più bello del mondo. Per me la fotografia è una chiave in grado di aprire tantissime porte, dietro ad ogni porta ci sono esperienze, incontri, insegnamenti, opportunità, gioie ma anche delusioni o aspettative mancate. In quel momento la fotografia ha aperto una porta dove dietro c’era un mondo incantato .

  • FARE IL FOTOGRAFO È UN MESTIERE DIFFICILE

    Luci ed ombre di un bellissimo mestiere Fare il fotografo è un mestiere difficile. Perchè? Quali sono le difficoltà? In cosa ci si scontra quotidianamente e cosa bisogna conoscere oltre alla tecnica? Negli articoli precedenti ho sempre parlato positivamente di questa professione e non smetterò di farlo. Sicuramente molti di voi quando hanno letto il titolo hanno pensato che sarebbero andati a leggere un articolo di considerazioni negative, motivazioni per cui è meglio rinunciare a fare il fotografo come professione ma tenerlo come hobby. Non è così, chi ha detto che le difficoltà siano negative? Il 99,9% delle persone sono abituate all’equazione difficoltà=negativo. Un alpinista che arriva in vetta di difficoltà ne incontra moltissime, un tennista che vince una finale di Wimbledon in un’unica partita si trova numerosissime volte in difficoltà ma non per questo rinuncia a giocarla, anzi più difficoltà incontra e più sarà appagante e gratificante la vittoria finale. Ok è chiaro ma andiamo al sodo, quali sono queste difficoltà nel fare il fotografo? Forse molti di voi possono immaginarlo ma trovarsi a fare il fotografo professionista significa inserire all’interno di questa professione tantissime altre attitudini che possiamo avere naturalmente o che siamo costretti ad imparare. Dobbiamo saperci relazionare con le persone ad esempio, relazionarci con i clienti e saper gestire le richieste, essere in grado di dire no! E già qui so di aver decimato molte persone, tu sai dire di no? Quando ad esempio ti viene fatta una richiesta che non condividi, quando ti viene chiesto di consegnare qualche foto in più, perchè devi sapere che se in un servizio fotografico scatterai 200 foto e ne consegnerai 10 perchè quelle 10 sono quelle che hai scelto e post prodotto, te ne verranno chieste altre e qui vorrei aprire una lunga parentesi sull’importanza di questo atto: molte persone pensano che il ruolo del fotografo sia solo quello di scattare, di premere un pulsante della macchina fotografica ma se ti soffermi un attimo capirai bene che per fare questo non servirebbe pagare qualcuno dato che oggi qualsiasi macchina fotografica digitale è in grado di fare delle foto molto belle. Fare il fotografo è un mestiere difficile Il ruolo del professionista è anche sapersi prendere la responsabilità delle proprie scelte, il coraggio di dire: queste sono le mie scelte frutto del mio gusto, della mia esperienza e del mio mestiere, oltre alle ore passate sopra in post produzione per trasformare un semplice scatto in un’immagine definitiva. Ma non finisce qui, saprai dire di no quando se chiedi una certa cifra per un lavoro ti viene rilanciato un prezzo al ribasso? Saprai dire di no quando vorranno pagarti a 2/3 mesi di distanza? Saprai dire di no anche se tutte queste richieste arriveranno da chi può decidere se affidarti o meno un lavoro? Dire NO è molto difficile Vi posso garantire che saper o imparare a dire tutti questi no è molto difficile, quando ci si trova in quel momento di bivio la tua parte gentile e pigra ti spinge a dire di si con un sotto testo che attraversa la tua mente in mezzo secondo: in fin dei conti non mi costa niente, meglio assecondare che impuntarsi. In quel momento la ragione, la grinta e gli attributi devono avere la meglio e come un’onda contraria alla precedente devono farti dire: io sono le mie scelte , sono l’immagine che gli altri hanno di me e ricevono, io sono tutti i sacrifici che mi hanno fatto arrivare a guadagnarmi la possibilità di guadagnare con la fotografia, io sono il coraggio che mi fa dire di no a qualcosa che non mi rappresenta, a qualcosa che non condivido e non riflette il mio pensiero, io sono le mie idee che non ho paura di esporre , portare avanti e difendere anche a costo di perdere un incarico. Se ho scelto di fare il fotografo non è per premere un pulsante al posto di un altro, è per portare la mia visione differente. Qualcuno lo apprezzerà e vi posso garantire che accadrà molto spesso anche quando inizialmente sembrava il contrario, altri invece no ma a quel punto sarà solo un problema loro, avranno perso l’opportunità di avere un lavoro svolto da un professionista dall’inizio alla fine. Questo determinerà anche il vostro livello, pensateci un attimo: nessuno si permetterebbe di andare in un ristorante stellato e chiedere delle variazioni su un piatto ma quasi tutti lo facciamo in pizzeria ordinando una tirolese senza funghi o una bufalina con le acciughe. Conclusioni Fare il fotografo è un mestiere difficile, bisogna imparare a fare tantissimi altri mestieri in parallelo, bisogna rischiare continuamente, bisogna avere il coraggio di imporre le proprie scelte e qui ne faccio anche una questione di onestà: chi vi retribuisce deve sentirsi sicuro di affidare un incarico a chi corre il rischio di scontentare qualcuno per garantire il risultato migliore possibile e non c’è risultato migliore di ciò che maggiormente ti rappresenta. Fare il fotografo professionista e farlo amatorialmente è come guidare una barca in un fiume o in un oceano, farlo in un fiume è molto più facile, è molto meno rischioso, non puoi nemmeno sbagliare direzione perchè è inevitabilmente una. In mezzo all’oceano la direzione la devi scegliere tu e per avere la sicurezza che sia quella giusta devi correre il rischio che possa anche essere sbagliata .

  • LA MACCHINA FOTOGRAFICA

    Cosa rappresenta la macchina fotografica e qual’è effettivamente il suo compito? La scelta della macchina fotografica è sempre un momento cruciale per ogni fotografo ma direi per chiunque abbia bisogno di un attrezzo per svolgere il proprio lavoro, la scelta dello strumento attraversa molte fasi: quella di studio, la ricerca delle informazioni, la prova, i dubbi, i pensieri di incertezza perchè al ballottaggio ci sono varie alternative e poi la decisione, quel momento che dissolve ogni nube e ti porta dritto dritto alla conclusione dell’acquisto che trova il suo momento di gloria quando finalmente la vedi, davanti a te e puoi prenderla in mano. La macchina fotografica: cosa rappresenta e cosa può dare La scelta è importante ponderarla in base al livello in cui ci si trova, acquistare una macchina fotografica professionale all’inizio sarebbe come acquistare una Ferrari poco dopo aver preso la patente, certo dipende dal budget in tuo possesso ma sarebbe un acquisto non adatto alle tue esigenze. In questo senso il mercato attualmente offre molte soluzioni, dalle entry level alle top di gamma. In mezzo ci sono tantissime soluzioni che strizzano l’occhio a fotografi amatoriali e professionisti, declinando le varie sfumature di utilizzo. Chi fa solo foto, chi fa anche video, chi fa solo video, chi ha bisogno di un autofocus molto rapito e chi invece predilige un’alta risoluzione. Insomma ce ne sono per tutte le esigenze e per tutte le tasche per quanto i costi siano sempre più elevati. Il mio consiglio è di farti consigliare da un professionista esperto ma poi valutare tu, magari provandola e tenendola in mano, perchè non esiste una macchina fotografica migliore di un’altra, esiste solo la macchina fotografica migliore per le tue esigenze e quella con cui hai più feeling. Anche il punto di vista estetico non lo metterei proprio all’ultimo posto, personalmente non è al primo nelle mie valutazioni ma mentirei se dicessi che non lo considassi minimamente. Avere un oggetto in mano, specialmente per molte ore, è appagante se piace, se scatta quell’attrazione che per definizione sentimentale diventa amore quando è reciproca. Ma veniamo ora alla parte più importante: cosa rappresenta la macchina fotografica? In altri articoli ho parlato del valore della fotografia, dell’importanza che ha e soprattutto della differenza che si dovrebbe fare facendo i professionisti. La macchina fotografica è per me una sorta di “lampada di Aladino” la tieni in mano e puoi realizzare i tuoi desideri, funziona anche meglio avendone a disposizione infiniti e non solo tre. Perchè dico questo? Perchè grazie a questo oggetto hai la possibilità di vivere delle esperienze uniche, di indagare dei sentimenti, esplorare dei territori fisici e dell’anima, puoi entrare in empatia con le persone, puoi generare ricordi, sta a te usarla con intelligenza e con la giusta curiosità. Si chiama “macchina” non a caso, può essere una macchina spazio/tempo , può essere una macchina che come un’automobile ti porta da un’altra parte . Se ci pensi il parallelismo non è così distante: fotografare per il gusto di fotografare è come guidare per il gusto di guidare, salire in macchina e fare un giro senza andare da nessuna parte non serve a niente, appaga un’esigenza momentanea, individuale e se ti senti soddisfatto di questo non ti dirò mai di non farlo. Ma vuoi mettere la differenza enorme nel salire in auto e andare a incontrare qualcuno, fare un viaggio, raggiungere un luogo in grado di trasmetterti qualcosa di importante, arrivare li dove farai un’esperienza unica e irripetibile? Ha tutto un altro sapore non trovi? Bene, con la macchina fotografica è esattamente la stessa cosa, puoi usarla per fotografare delle cose inutili, che appagano il tuo ego o puoi usarla per creare valore, per far conoscere a qualcuno la parte più intima e bella di se . Quindi non importa quale modello sceglierai, di quale marca sarà e in che anno è stata prodotta, importa solo come la utilizzerai, cosa rappresenterà per te e quello che ne uscirà fuori.

  • COLLEGHI FOTOGRAFI ELETTA SCHIERA

    Colleghi cantautori eletta schiera cantava Francesco Guccini nella sua “L’avvelenata”, in questo articolo lo adatto alla categoria di cui faccio parte. Ogni tanto mi viene chiesto che rapporti ci sono tra fotografi, siete amici?Vi odiate? Siete in costante competizione? E quindi voglio rispondere a un po’ di curiosità su questo mondo tanto affascinante ma tanto complesso. Spendo due parole anche per la foto che ho deciso di utilizzare per parlare di questo argomento. Risale all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia , la n°81 che penso entrerà nella storia, sicuramente nella mia storia personale, per tanti motivi ma uno di questi è raccontato qui, quando in un unico red carpet Richard Gere, George Clooney e Brad Pitt si sono seduti in mezzo a noi. Forse questo nessuno lo sa dato che la foto che ha fatto il giro del mondo è solo quella con George Clooney, l’atmosfera era surreale, tutti eravamo increduli di ciò che stava accadendo e in certi momenti (abituati ad un formalismo e ad un etichetta quasi obbligatoria) sembrava quasi dovessimo noi riportare ordine a questi attori “indisciplinati” che hanno pensato finalmente a divertirsi e farci divertire. Non lo so se in quei minuti qualcuno di noi ne sia stato consapevole ma senza volerlo siamo entrati nella storia e lo testimonia il fatto che da Vanity Fair alla CNN hanno incluso questa tra le foto significative del 2024. Colleghi fotografi - Ph. Pascal Le Segretain Getty Images Mi emoziona ancora ricordare questo aneddoto ma torniamo al tema: che rapporti ci sono tra fotografi? L’impressione che ho sempre avuto è quella di entrare in una giungla dove le uniche regole sono quelle della natura e della sopravvivenza . A pensarci bene non è molto diverso rispetto a quello che devono fare gli animali: devono sopravvivere e riuscire a mangiare per appunto vivere. Per farlo devono combattere e affermare la loro forza e supremazia. Tra fotografi penso sia esattamente lo stesso, il nostro lavoro ci fa mangiare e quindi vivere. Ora che stai leggendo questo pensiero sicuramente forte sono sicuro che starai obiettando pensando: noi esseri umani possiamo stabilire delle regole e rispettarle. Vero ma chi fa le regole? Pensaci, in ogni democrazia che si rispetti le regole vengono stabilite da un gruppo molto ristretto di persone e tutti gli altri devono subirle altrimenti ci sarebbe l’anarchia. Le uniche regole esistenti sono quelle della natura, il più forte può avere un ruolo di riferimento per gli altri e il più forte nel nostro campo è il fotografo più affermato, più riconosciuto e che ha clienti disposti a pagare molto per le sue fotografie. Quindi la concorrenza tra fotografi esiste ma fino a un certo punto, penso ci sia più una selezione naturale . Personalmente non ho mai provato invidie nei confronti di colleghi, piuttosto ho sempre cercato di capire perchè avessero più potere di me e ho sempre cercato di costruirmi la mia strada prendendo solo ispirazione dai miei colleghi più bravi. Come sempre poi le simpatie o antipatie che si creano sono legate più a una questione caratteriale ma posso garantirti che all’inizio specialmente c’è diffidenza e un guardare tutti dall’alto verso il basso, una leggera minaccia si percepisce sempre, nessuno ama la concorrenza ma tutti siamo consapevoli che non solo è necessaria ma è solo grazie alla concorrenza che noi tutti abbiamo avuto una o più possibilità e questa concorrenza va assolutamente cavalcata . Conclusioni Si può essere amici tra fotografi? Per quanto riguarda la mia esperienza si, si può essere veramente amici tra fotografi ma è molto più facile quando il livello è molto diverso o ci si occupa di generi ben distinti. Spesso riesco ad essere amico di qualcuno quando provo stima per ciò che è e ciò che fa, di conseguenza se apprezzo veramente il suo lavoro mi è più facile essere ben disposto nei suoi confronti. Si possono instaurare relazioni sentimentali? Una volta una mia amica e collega mi raccontò di una discussione sul tema avuta con un altro collega che le disse che un fotografo deve per forza stare insieme ad una fotografa perchè altrimenti qualsiasi altro partner non capirebbe mai fino in fondo le scelte quotidiane, il perchè fa certe cose, cosa prova ogni volta che le fa e l’importanza che alcuni momenti hanno e forse stare insieme a qualcuno che non capisce ciò che si prova quando si lavora perchè magari vive una realtà molto diversa in cui il lavoro serve solo per guadagnare e il momento più bello della settimana è il venerdì sera, può essere parecchio frustrante. Io a questa domanda però non so rispondere e forse non voglio nemmeno trovarla. Per concludere, colleghi fotografi eletta schiera, continueremo ad incontrarci, a condividere attimi di vita e di storia, continueremo a sgomitare, a combattere, ad essere fieri ed orgogliosi di ciò che facciamo… spero ancora per molto e molto tempo .

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